SPECIALE HALLOWEEN – La Creatura di Frankenstein

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Ecco l’ultimo post dello Speciale Halloween, in vista del mio workshop di sabato 26 ottobre sul Concept Design e le Creature dell’Orrore. Oggi il protagonista è la Creatura di Frankenstein (che non ha un nome, ma viene comunemente chiamata come il suo creatore) nata dal genio di una ragazza inglese di diciannove anni, chiamata Mary Shelley.

Presso il Lago di Ginevra, nella piovosa estate del 1816, Percey Bysshe Shelley, la sua futura moglie Mary, Lord Byron e il suo segretario John Polidori discutevano e leggevano racconti gotici. Siccome si annoiavano decisero di fare un gioco: ciascuno di loro doveva scrivere il racconto più pauroso che fosse riuscito a concepire. Mentre P.B.Shelley e Byron si tirarono indietro quasi subito, Polidori scrisse “Il Vampiro” (da cui Bram Stoker prese successivamente spunto per il suo Dracula), mentre Mary Shelley dopo un momento iniziale di blocco, scrisse Frankenstein. Questa storia è già un monito per tutti i detrattori dell’ozio: questi si annoiavano e per passare il tempo hanno scritto due capolavori! Prendiamo nota ed esempio!
Il libro fu pubblicato anonimo nel 1818 e riscosse pochissimo successo. Per quanto ben scritto, secondo alcuni non rientrava a pieno titolo nel genere gotico perché era troppo realistico. Infatti Mary racconta le vicende di uno scienziato e il racconto è pieno di descrizioni e ambienti plausibili. Inoltre, il romanzo secondo altri non dava una lezione morale (ai tempi, infatti, si pensava che l’arte dovesse impartire direttive morali attraverso le opere e la letteratura in particolar modo). Nonostante questo inizio tentennante, Frankenstein venne poi apprezzato e la sua creatura usata come metafora di propaganda politica sia dai comunisti che vedevano nella creatura un individuo alienato e senza nome, prodotto della società capitalista, sia dai conservatori che invece vedevano nel mostro la massa ribelle e violenta dei manifestanti. Insomma, Frankenstein fu un libro importante fin dal primo momento, entrato nell’immaginario collettivo in ambito letterario, cinematografico e televisivo.

Ma entriamo più nel merito. Il titolo esteso del libro è “Frankenstein, il moderno Prometeo“. A detta della stessa Mary Shelley, si ispirò a due versioni contrastanti del mito di Prometeo: quella che tutti conosciamo del titano ribelle che rubò il fuoco per donarlo agli uomini, contro il volere degli Dei, e alla rielaborazione di Ovidio (tratta dalle Metamorfosi) in cui Prometeo fu il vero creatore dell’umanità, che plasmò dalla creta. Nel libro, il dottor Viktor Frankenstein è un uomo positivista in tutti i sensi: crede nel potere della scienza, del progresso tecnologico e nella possibilità di risolvere ogni problema attraverso essi, superare ogni limite naturale, perfino la morte. Nell’assemblare e animare la Creatura, Frankenstein ruba il fuoco divino, cioè nega la morte che Dio impose agli uomini come punizione per il peccato originale, e al tempo stesso si fa Dio perché crea la vita là dove non c’era. Questo riferimento mitologico ci fa ben capire come l’idea della Creatura di Frankenstein non sia nata dal nulla, ma abbia solide fondamenta nella cultura del passato. Individui artificiali, o “androidi”, sono rintracciabili fin dalla mitologia greca. Re Pigmalione si innamorò di una statua che rappresentava una donna ideale, Galatea, e chiese ad Afrodite di donare la vita alla statua; la dea acconsentì e il re sposò la donna/statua. Il Dio Efesto (o Vulcano) creava dei servi meccanici che andavano dalle serve dorate intelligenti a più semplici tavoli a tre gambe che potevano spostarsi di loro volontà. Tra le leggende ebraiche troviamo il Golem, una statua di argilla, animata dalla magia cabalistica. Il termine androide è menzionato per la prima volta nel 1270 dal filosofo, teologo e scienziato Alberto Magno, che lo usò per definire esseri viventi creati dall’uomo per via alchemica. Una leggenda vuole Alberto Magno costruttore di un vero e proprio androide di metallo e altri materiali, con il dono della parola e che avrebbe dovuto svolgere la funzione di servitore presso il monastero domenicano di Colonia. Nel XVI secolo i trattati di alchimia fornivano indicazioni per costruire un essere artificiale: l’homunculus.

Insomma, la Creatura di Frankenstein ha degli antenati facoltosi ed è lei stessa un condensato di vari riferimenti. Non è un essere meccanico, ma organico come può esserlo un Homunculus; non è un non morto perché non è un uomo tornato in vita, ma nasce dall’assemblaggio di più corpi umani cui viene DATA la vita attraverso un complesso procedimento che si rifà agli studi sul galvanismo. C’è chi dibatte se definire la Creatura di Frankenstein un androide o un cyborg, differenziati dal fatto che l’androide viene creato da zero a partire da materia inerte, mentre il cyborg è di base un uomo che attraverso innesti esterni e tecnologici diventa una via di mezzo uomo-macchina. La Creatura di Frankenstein non sembra adattarsi completamente né all’una né all’altra definizione. E’ unica!

Al di là dei tecnicismi sulla definizione (un po’ come i dibattiti se Smaug de Lo Hobbit sia un Drago o una Viverna), concentriamoci ora sul significato che Frankenstein ha e come questo è stato rielaborato successivamente. La vicenda di Frankenstein segue il tema dell’uomo contro Dio. Infatti, Viktor Frankenstein è vittima della hybris (tracotanza) che colpisce moltissimi eroi classici e li spinge a sfidare il divino e le leggi di natura. Combatte la sfida con le armi della scienza e vince poiché riesce nel suo intento di creare la vita. Tuttavia, la vita creata gli si ribella, non senza ragioni dato che sia Viktor che il resto del mondo scacciano, maltrattano e ingannano la Creatura. Entrano quindi in gioco altre tematiche come la discriminazione e un topos nell’età contemporanea ha acquisito una grande importanza, cioè l’uomo contro la tecnologia. Infatti, la Creatura è nata dalla tecnologia, è frutto della scienza umana, ma non si piega e diventa un nemico per il suo stesso creatore. In questo Frankenstein è un precursore e viene considerato il primo romanzo di fantascienza della storia.

Ci sono molti film sulla Creatura di Frankenstein, ma moltissimi sono delle boiate tremende. Basti pensare a Frankenstein alla conquista della Terra (Vi ho messo il link apposta perché DOVETE vedere il trailer!! Cosi sapete che non mento!!), film in cui i giapponesi rubano un progetto nazista per creare il superuomo, lo mettono in pratica ma la Creatura viene esposta alle radiazioni diventando gigantesca; contemporaneamente un demone gigante giapponese si risveglia e devasta il paese. Allora, gli scienziati decidono di mandargli addosso la Creatura di Frankenstein, che lo picchia e infine i due mostri finiscono in una voragine oceanica……. Se i giapponesi non fanno picchiare tra loro mostri o robottoni giganti non sono contenti!

Comunque, tra quelli recenti ne ho visti solo cinque e sono stato abbastanza fortunato:

    • Frankenstein di Mary Shelley: splendido film con Kenneth Branagh, Roberto De Niro e Helena Bonham Carter.
    • Frankenstein Junior: parodia e capolavoro indiscusso che con ironia tratta bene le tematiche più umane della storia.
    • Van Helsing: tamarrata con Hugh Jackman in cui la Creatura è uno dei personaggi secondari, puro intrattenimento e azione se non avete di meglio da fare.
    • Victor – La storia segreta del dott. Frankenstein: ottimo film, che però si focalizza sul dottor Frankenstein e Igor, non sulla Creatura.
    • I, Frankenstein: la boiata delle boiate, il male del cinema, se lo guardi gli occhi tenteranno di uscirti dalle orbite e impiccarsi…

In effetti è molto difficile rielaborare la Creatura di Frankenstein. Non è come gli Zombi, i Vampiri o i Lupi Mannari, che appartengono a una categoria e offrono più spazio narrativo, bensì è un individuo, un essere unico. Nonostante la mole di film su Frankenstein, secondo me le sue tematiche sono state sviluppate molto meglio e in modo più profondo in film che con Frankenstein non hanno niente a che fare. Un piccolo elenco:

In Blade Runner abbiamo a tutti gli effetti lo stesso tema della storia di Frankenstein: l’umanità ha creato i replicanti, degli androidi identici agli umani fatti in provetta per scopi precisi come il piacere, il lavoro o militari. Un gruppo di questi si ribella e cerca di raggiungere il suo creatore, nel tentativo di trovare uno scopo alla propria vita e allungarla (i replicanti crescono rapidamente, ma vivono pochi anni). Il fatto che siano creati dagli umani, però, non toglie agli androidi di possedere una personalità, autocoscienza e speranze, che la loro condizione rende impossibili…

Terminator del 1984 è un horror d’azione, in cui il ruolo dell’assassino psicopatico alla Jason viene intepretato da un colossale (per la mole dei muscoli) Arnold Schwarzenegger, che interpreta il robot assassino mandato indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor la madre di colui che in futuro sarà il capo della resistenza umana: John Connor. Qui il tema di Frankenstein è nel contesto, che ci viene raccontato da Kyle Reese, il soldato inviato indietro nel tempo a proteggere Sarah: l’umanità ha creato Skynet, un’intelligenza artificiale a scopi militari, che divenne autocosciente nel 1997, riconobbe l’umanità come nemico e per “difendersi” armò tutte le testate nucleari del pianeta facendole esplodere e iniziò a produrre robot assassini per sterminare i sopravvissuti. Skynet è un Frankenstein fuori misura fuori scala, decisamente attuale.

Terminator 2 tratta il tema da un altro punto di vista in quanto abbiamo un Terminator modello Schwarzie che questa volta è programmato per proteggere un John Connor adolescente da un Terminator più cattivo e avanzato. Nel rapporto tra il Terminator e John vediamo una rivisitazione positiva, molto interessante e commovente, del rapporto uomo-macchina, in cui emerge con grande chiarezza come il robot possa divenire sempre più autocosciente e “umano” tramite l’apprendimento, arrivando addirittura a comprendere e forse provare emozioni.
RoboCop, nel 1987, è forse il più simile a Frankenstein tra questi film. Il poliziotto Alex Murphy viene ucciso in servizio, il suo cervello e volto vengono usati come base per costruire un superpoliziotto robot che, nelle intenzioni del suo creatore (il presidente della multinazionale Omni Consumer Product) deve essere uno schiavo ai suoi comandi, ma vedremo come il lato umano di Alex riemergerà fino a rivendicare autocoscienza e libertà !
Solo di recente, però, abbiamo avuto due vere perle sul tema uomo vs tecnologia: Automata ed Ex Machina.

Automata è un film spagnolo con Antonio Banderas, in cui vediamo un mondo distopico e desertificato, in cui i robot sono stati creati prima per tentare di recuperare terreni all’aridità, poi fallendo questo progetto sono diventati oggetti di utilità e sollazzo al pari di elettrodomestici. Misteriosamente, in alcuni di essi si è sviluppata l’autocoscienza e il film sembra andare verso il topos uomo vs macchina, per poi mostrarci alla fine una verità tutta differente e inquietante. E se l’umanità si estinguesse e un domani la Terra fosse abitata da esseri che noi stessi abbiamo creato?
Ex Machina, però, è il capolavoro assoluto. Un genio miliardario assume un suo dipendente per testare l’IA della sua creazione, una androide “femmina”. Il rapporto fra androide e uomo è approfondito in modo ineccepibile, così come tutti i rischi del creare un’intelligenza artificiale migliaia di volte più efficiente della nostra. Sembra fantascienza, ma ormai ci siamo quasi!

Insomma, siamo partiti dalla Creatura di Frankenstein per arrivare a parlare di robot e androidi, ma le domande che si poneva Mary Shelley nel suo libro sono le stesse che si pongono i film che ho citato: il potere tecnologico senza limiti può diventare un’arma a doppio taglio per noi? Siamo sicuri di avere il controllo delle nostre creazioni? e, per citare Alan Turing (interpretato da Benedict Cumberbatch) in The Imitation Game: “Soltanto perché una cosa pensa in modo diverso da noi, vorrebbe dire che non sta pensando?”.

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