Lo sapevo fare anch’io! Un punto di vista sull’arte contemporanea

con 3 commenti

Ultimamente sui social ho letto una serie di post molto critici riguardo all’arte contemporanea e alla sua estetica. La critica principale riguarda il risultato finale, l’oggettualità dell’opera, che in molti casi non ha richiesto all’artista impegno o abilità tecniche.

Questo punto, cioè che un’opera d’arte possa essere qualcosa di non realizzato direttamente dall’artista, né di esteticamente gradevole o addirittura un oggetto di uso quotidiano, è uno scoglio su cui molti si imbattono. Anche molti creativi… In questo post voglio esprimere la mia opinione a riguardo, che è frutto di studi accademici che mi hanno aperto gli occhi sulle dinamiche dell’arte contemporanea e mi hanno permesso di capire perché si presenta così.

Capire non significa sempre apprezzare, ma quando comprendiamo qualcosa possiamo anche collocarla in modo sensato nella nostra visione del mondo, formare un pensiero critico e un proprio gusto, senza sparare a zero e generalizzare. Generalizzare è completamente inutile, perché significa esprimere giudizi generali sulla base di informazioni limitate e parziali.

Bisogna dire però che il pubblico, in genere, è più propenso a a valutare il “tanto lavoro” manuale che ci vuole a realizzare una cosa complicata piuttosto che a riconscere il “tanto lavoro” mentale che ci vuole per semplificare, dato che poi non si vede. Infatti la gente di fronte a soluzioni estremamente semplici, che magari hanno richiesto lunghi tempi di ricerche e di prove, dice: ma come, è tutto qui? Ma questo lo so fare anch’io!
Quando qualcuno dice questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa Rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima.

Queste affermazioni di Bruno Munari riassumono perfettamente il concetto che voglio sviluppare.

Per capire le forme dell’arte contemporanea dobbiamo sapere che in un certo momento storico c’è stato un cambiamento radicale. A metà dell’800 la tecnologia ha fatto passi da gigante ed è iniziata la Seconda Rivoluzione Industriale. Questo ha cambiato i sistemi di produzione tradizionali, per esempio si è iniziato ad usare il ferro, il vetro e il cemento per costruire edifici, è stata introdotta l’energia elettrica, dalla cultura dell’eternità e del “bello” si è passati alla cultura dell’economia, del “di meno è di più”, che è sfociata nell’utilizzo di materiali più facili ed economici da lavorare, nella nascita delle fabbriche e del sistema di produzione moderno. Gli architetti furono così in gran parte soppiantati dagli ingegneri, così come gli artigiani dagli operai dell’industria. Questo è anche il momento in cui i pittori vengono sostituiti dai fotografi.

Ed è così che gli artisti iniziano a entrare in crisi, a chiedersi qual’è lo scopo del loro lavoro dato che la tecnologia è divenuta capace di farlo più in fretta e meglio di loro. Nascono così gli Impressionisti, che proprio indagando i meccanismi della fotografia inventano un nuovo modo di dipingere, una ricerca artistica per la prima volta slegata da una utilità pratica, dalla committenza e dai canoni accademici.
Dalla metà del 1800 la tecnologia non ha fatto che progredire, così come la mentalità capitalista ad essa legata, e le tecniche tradizionali dell’arte hanno perso inesorabilmente la loro importanza. A questo punto c’è stato un bivio: l’arte ha preso due strade che, per citare sempre Munari, chiamerò “arte pura” e “design”. L’arte pura è il campo della ricerca creativa, quello in cui gli artisti si sono liberati gradualmente di ogni regola esterna per cercare in sé stessi, nelle proprie personali inclinazioni, i temi e le tecniche più congeniali per esprimersi, inventandole e stravolgendo ogni senso comune sull’arte. Nel Design, invece, le arti tradizionali si sono “ricollocate” nell’impianto economico-sociale-industriale del mondo e hanno investito ed evoluto la loro tecnica. Ora abbiamo la modellazione 3D, cui segue la stampa 3D, ma anche l’animazione digitale, e così via. La pittura è diventa grafica, illustrazione, concept design, etc.

Piet Mondrian viene studiato sui libri di storia dell’arte per la sua produzione astratta, ma si manteneva con dipinti tradizionali e immagini religiose. Ai suoi tempi i dipinti astratti che realizzava erano disprezzati, ma oggi sono quotati milioni. Barnett Newman ha condotto le sue ricerche sul colore, sull’essenzialità della forma, per esprimere concetti spirituali, rimasticando ossessivamente lo stesso soggetto (una linea colorata verticale su fondo a campitura piatta). Stiamo parlando di persone che con il senno di poi, la storia ha rivalutato, perché il loro esempio ha affascinato altri artisti che hanno proseguito il loro lavoro, ideando nuove sperimentazioni sempre più radicali, fino a oggi.
Vogliamo buttare via più di un secolo di sperimentazioni e tutta l’arte pura di oggi solo perchè non la capiamo? Mi ricordo di una mostra, molto tempo fa, dedicata all’Arte “degenerata”… Il regime che l’ha realizzata non apprezzava molto le opere di Picasso e degli altri artisti contemporanei, preferivano un’arte più tradizionale, canonica e soprattutto che esprimesse soltanto idee in linea con la loro politica. Qualcun’altro se la ricorda?

Per come la vedo io, Arte pura e Design sono due facce della stessa medaglia. Sono due rami dello stesso albero che possono ricollegarsi e convivere nella vita e nell’opera di uno stesso artista. Penso che la ricerca pura sia necessaria, perché aiuta a liberare la mente dai vincoli, permette di sviluppare collegamenti mentali nuovi e più creativi. Questo può migliorare anche il lavoro come illustratore o concept artist. Io penso che l’arte sia un campo di libertà, e quella libertà ha delle conseguenze: se non ci sono limiti definiti ciascuno può fare effettivamente tutto ciò che vuole e sarà la selezione della storia a determinare ciò che avrà successo, ciò che avrà un valore solo per il mercato e ciò che invece influirà veramente sulla cultura. Noi oggi possiamo già fare delle considerazioni a riguardo. Basta osservare le opere senza giudizio, ascoltare le emozioni che ci suscitano, cercare di capire i pensieri e le idee che l’opera suggerisce e soprattutto contestualizzarla. Per le opere di artisti storicizzati bisogna avere un minimo di informazioni, mentre per gli artisti contemporanei è più semplice perché se ci sforziamo un attimo di capire possiamo accorgerci che affrontano temi attuali, di cui siamo sicuramente a conoscenza. L’arte non è più fondata su canoni estetici, ma sulla comunicazione simbolica. Questo in fondo è un concetto utile anche per chi fa illustrazione, pensiamo ai fumetti di Sand Man, onirici e surreali sotto ogni aspetto, compresa l’impaginazione!

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3 Responses

  1. Avatar
    gianmaria
    | Rispondi

    Eric,
    l’iscrizione alla news letter è complicata……come sempre in questi casi.
    Scrivi cose belle!
    Ti leggo volentieri e, in questo caso, aggiungo….
    sin da ragazzo ho sempre ritenuto il ” capire ” una cosa essenziale…
    Bravo stai dicendo una cosa giusta!

    • Avatar
      Eric De Paoli
      | Rispondi

      Ciao! Grazie dell’apprezzamento! 🙂
      In che senso l’iscrizione è complicata?

  2. Avatar
    arte contemporanea
    | Rispondi

    Terrò nota di questo articolo

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