Lavoro Creativo: l’importanza di avere una Vision e perseverare

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Questo articolo è stato un po’ complesso da scrivere. Il tema più pressante per me in questo periodo sono i soldi e la necessità di fare lavori diversi dall’illustratore per procurarmeli. Per quanto sappia che è un passaggio obbligato nella vita di un creativo, sento sempre il peso emotivo del compromesso.
E’ questo il nodo su cui di tanto in tanto mi incaglio. Quando mando curriculum per un lavoro ordinario in genere si fa strada la paura di non valere abbastanza come artista, di non essere destinato a fare il lavoro per cui ho talento, ma di dover fare compromessi estremi, e ritrovarmi a 40 anni ancora precario, a fare il promoter per qualche agenzia o onlus. Ho iniziato a capire che il solo modo per non sprofondare in questa melma è sapere che l’obiettivo finale è un altro. 

Avere una Vision, degli obiettivi a breve, medio e lungo termine ti salva.

La storia degli obiettivi è qualcosa di cui si sente spesso parlare. Nella PNL (Programmazione Neuro Linguistica) la definizione degli obiettivi personali è la base di partenza per tutto il percorso di crescita personale. Intorno all’obiettivo deve ruotare tutta l’esistenza, perché gli obiettivi ti danno la base su cui stabilire le priorità momento per momento, e aiutano a prendere decisioni.
Anche nel mondo degli affari ti dicono che per avviare un’impresa devi avere una Vision e una Mission. La Vision è l’obiettivo utopistico o a lunghissimo termine che vorresti raggiungere, mentre la Mission è ciò che concretamente intendi fare per perseguirlo, diciamo la descrizione dei tuoi servizi e prodotti. Una volta che si hanno Vision e Mission, si può impostare la strategia di business, la serie di passaggi che ti condurrà a breve, medio e lungo termine, sempre più vicino alla Vision.
Queste informazioni sono molto utili, ma metterle in pratica è molto più complesso. Infatti sapere una cosa con la ragione, non per forza determina che anche il lato emozionale e fisico siano d’accordo! Conosco il contesto sociale e professionale in cui vivo, credo di sapere come muovermi, ma la parte emotiva di me fa opposizione con il dubbio e l’ansia, mentre fisicamente l’energia mentale e fisica sembrano non essere mai sufficienti.
Inoltre, non è semplice far quadrare tutte le proprie aspirazioni professionali ed esistenziali in una Vision e una Mission di vita. Perché in fondo è questo il nodo, siamo abituati a vedere nel lavoro che facciamo la propria ragione di vita. E’ questo che ci hanno insegnato, che il lavoro è il centro dell’esistenza. E’ questo il motivo per cui si finisce a bramare di fare un lavoro che si ama, e se quel lavoro non ti mantiene e sei costretto a fare altro c’è il rischio di deprimersi.
Questi sono i momenti in cui è utile rivedere Fight Club! Una delle battute centrali, un po’ il mantra del film, è “Tu non sei il tuo lavoro, non sei i soldi sul tuo conto in banca!”. Questi sono concetti da ripassare di tanto in tanto, perché in effetti è così. Possiamo non avere un lavoro, essere senza soldi, nullatenenti, ma siamo sempre persone, con tutto il nostro bagaglio di esperienza, vita e talenti. Questo non toglie che nella società in cui viviamo i soldi servano e il lavoro sia il solo mezzo legale per averli. Ma bisogna ricordarsi che il lavoro che facciamo per mantenerci non ci definisce come individui, nemmeno il lavoro che amiamo. Io non SONO un illustratore, FACCIO l’illustratore. La differenza è sostanziale. Io sono me stesso con tutta la complessità della mia personalità e la mia storia. Il lavoro che faccio per vivere non deve essere un’ossessione, né serve deprimersi se ancora non riesco a mantenermi con esso.
Il lavoro è solo un mezzo per un fine, così il denaro. Qual’è quel fine? Dipende da noi. Ognuno ha la sua Vision e la sua Mission. Non devono essere cose particolarmente complicate o elevate. Possono essere semplici, quotidiane. L’essenziale, secondo me, è che possiamo sentirle profondamente a livello emotivo, che risveglino in noi forti emozioni, eccitazione, che creino un luogo dentro di noi in cui possiamo cercare motivazione e consiglio nei momenti di bisogno. 
La mia Vision è: svegliarmi al mattino in un letto caldo, in una casa di legno, con ancora il profumo delle braci del camino nell’aria. Dare un bacio alla mia ragazza, alzarmi dal letto e preparare la colazione coi prodotti del mio orto e biscotti caserecci, sentire il mio micio che si struscia sperando che mi cada del cibo; svegliarmi con tutta calma, sentendo il canto degli uccelli sugli alberi del bosco in cui vivo. Uscire a piedi nudi e sentire l’erba che mi solletica, annusare l’aria che sa di resina e fiori, lasciarmi baciare dai raggi del sole… La mia Mission è diventare un illustratore, far dono della mia creatività e del mio talento a coloro che ne hanno bisogno, per arricchire l’immaginario collettivo, comunicare messaggi in modo efficace. Percorrere questa strada è un processo, nella fase iniziale di questa impresa è necessario integrare le entrate artistiche con altre provenienti da lavori diversi. Non è un compromesso, è una fase del lavoro, una fase che finirà quando tutto l’impegno e la promozione profusa verso l’arte daranno i loro frutti. I processi hanno uno sviluppo nel tempo, bisogna avere pazienza e perseverare, e se serve tirar fuori altre capacità per farcela quando va fatto. 
Anni fa scelsi come primo lavoro quello di Promoter. Lo scelsi perché non richiedeva esperienza e mi imponeva di affrontare un lato di me molto limitante: la timidezza. Iniziai a farlo e diventai bravino a farlo. Negli anni però ho iniziato a considerare il promoter come un lavoro insulso, odioso e quasi una condanna, perché l’ho fatto per così tanto tempo che ormai mi basta mandare un paio di curriculum che mi chiamano nel giro di pochissimo. Questo è il punto di vista sbagliato.
Yamamoto Tsunemoto, nell’Hagakure (il codice dei samurai), critica coloro che consideravano “impure” le armi da fuoco, sostenendo invece che “non esistono armi pure o impure, ma solo armi più o meno efficaci”. Con il lavoro è lo stesso. Se sai fare una cosa e puoi guadagnare denaro nel farla, non c’è questione. Il solo parametro da considerare è la dignità personale e la sostenibilità economica. Se è un lavoro che siamo disposti a fare, sappiamo farlo e ci offre abbastanza compenso, allora nutrirà le nostre Vision e Mission, anche se non è direttamente collegato.
Qual’è la vostra esperienza a riguardo? Raccontatela nei commenti!
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2 Responses

  1. Avatar
    Riccardo Moretti
    | Rispondi

    Non preoccuparti perché c’è gente che anche senza avere sogni artistici nella testa si è ritrovata a fare il promoter (precario) per una vita. Conoscevo un artista che prima di scoprire il suo straordinario talento pittorico alle soglie della quarantina ha lavorato per 10 anni come commesso in un sexy shop.
    Stringi i denti, Eric !

    • Avatar
      Eric De Paoli
      | Rispondi

      Infatti, il cammino dell’arte è accidentato, ma sono convinto ne valga la pena! 🙂

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