Diario di Viaggio: Arte, Vita, Fare

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i campi

Ieri sera ho innaffiato un grande orto, i fiori intorno a casa, ascoltato i grilli e tentato di capire quali creature facevano strani versi tra i rami degli alberi. Mi trovo ai Campi di Borla, agriturismo e fattoria didattica in provincia di Piacenza, immerso tra le colline. E’ un luogo solitario, gestito da due individui speciali: Donatella Mondin e Gino Chabod, lei educ-attrice, lui falegn-artista. I Campi sono silenzio, natura, sostenibilità, libertà. Qui, quasi al termine del viaggio, ho cominciato a trovare ciò che cercavo: vita, arte, realtà.

Il motto dei Campi è “Vedo – Faccio – Capisco”

Infatti l’obiettivo di Donatella e Gino è mostrare concretamente l’autosufficienza ai propri ospiti. D’estate organizzano soggiorni di una settimana per bambini, durante i quali possono sperimentare la magia di creare con il legno, prepararsi il cibo da soli e prendersi cura dell’orto, oltre a giocare in libertà e autonomia. Qui non è come i normali centri estivi, i ragazzi sono spronati a organizzarsi da sé, senza chiedere troppi permessi.

La settimana scorsa ho potuto personalmente partecipare a questo processo. Insieme ai ragazzi ho organizzato un workshop sulla creta. Abbiamo raccolto la terra dell’orto, da essa abbiamo ottenuto l’argilla e attraverso laboriose e anche faticose raffinazioni si è ottenuta la creta. Con la creta abbiamo modellato delle maschere, che poi sono state dipinte. C’è una sorta di magia nel prendere della terra, trasformarla in fango, mescolarla con sabbia, eliminare i sassi, le erbacce, sciogliere i grumi, setacciarla fino a ottenere un composto vellutato. E infine, mescolare e rimescolare finché la creta non diventa densa, per poi essere modellata con le mani e gli attrezzi, anche questi ultimi autocostruiti, s’intende. Il soggiorno ai Campi ha insegnato molto anche a me: non sapevo di saper costruire una meretta, una spatola o di saper fabbricare la creta. Queste cose fin’ora le avevo solo comprate… Nel produrre da solo ciò che mi serviva, ho visto nei fatti che cosa significa autosufficienza, un assaggio di come può essere una vita così. Più faticosa, più lenta, ma soddisfacente, naturale e libera. Che prezzo siamo disposti a pagare per la libertà?

Un’altro insegnamento che ho iniziato a comprendere è “Aprire e chiudere il cerchio”

Quando faccio qualcosa, per esempio mi metto a tavola e mangio, una volta finito non lascio tutto lì sperando che “qualcuno” sistemi. Prendo il mio piatto, le posate, il bicchiere, li lavo, li rimetto a posto, e così faccio con tutto ciò che ho usato, lasciando la tavola come l’ho trovata. Idem per qualsiasi altra attività. Comportarmi come se dopo di me non ci fosse nessuno. Se creo un problema, lo risolvo. Se inizio un’attività, la porto a termine. Aprire e chiudere il cerchio. Quante cose al mondo non funzionano perché qualcuno in passato ha agito senza pensare alle conseguenze, lasciandosi alle spalle centinaia di cerchi aperti? Quante cose non funzionano nella nostra vita perché abbiamo lasciato questioni in sospeso con noi stessi?

Impegno, dedizione, concentrazione, perseveranza. Parole che hanno perso consistenza perché guardandoci intorno non vediamo quasi nessuno praticarle. Sono diventate aria con cui riempirsi la bocca, qualità che ci attribuiamo, ma quand’è il momento di metterle in pratica siamo davvero capaci di perseverare, di faticare, mostrare dedizione per qualcosa? Non parlo di lavoro-schiavitù, anche se per un periodo può essere (umanamente) utile impegnarsi in un impiego comune. Siamo capaci, piuttosto, di dedicarci, concentrarci, perseverare nelle attività che amiamo, nei rapporti con le persone che diciamo di amare?

Tutte queste domande sono le stesse che pongo a me stesso in questo momento. Viaggiare, passare tempo in solitudine, scontrarmi e incontrarmi con persone e situazioni, tutto ciò mi ha scosso, vecchie ferite sono tornate in superficie. Mi sono visto, faccia a faccia, solo con me stesso. La vita è molto più complessa di quanto qualsiasi ideologia, maestro o dottrina potrà mai spiegare. La vita va vissuta in libertà, qualsiasi mezzo per ottenere la libertà in sé stessi e nel proprio mondo va utilizzato, perché se non siamo liberi non siamo realmente vivi. Come dice un vecchio proverbio “Se non domini la tua vita, lo farà qualcun’altro”.

L’arte può essere il primo passo

L’arte, intesa come “fare”, rende consapevoli le persone del loro potere creativo, stimola nuove connessioni, alimenta i sentimenti e cambia lo sguardo sulle cose. Più l’arte si avvicina all’artigianato, non necessariamente nella tecnica ma nello spirito, e più ogni gesto si riempie di significato. Fare, costruire, modellare, dipingere, disegnare, progettare, immaginare… quando mai in un lavoro normale ci capiterà di farlo? Il mondo ci vuole appiattire, l’arte ci può ridare una dimensione, aiutarci a recuperare il nostro spazio ed espanderlo. L’arte alimenta la scoperta, perché nell’inseguire la realtà, in tutti i modi possibili, ci aiuta a guardarla e viverla. “Vedo – Faccio – Capisco”.

Ora vado a riposarmi un po’ (mentre scrivo 22:43)

Settembre sarà un mese intenso per me, ho molti workshop da organizzare. Vieni a riprenderti il tuo spazio!
Alla prossima!
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3 Responses

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    Grande insegnamento di vita. Grazie 🙂

  2. […] mi sento di affermare che anche l’arte seguirà questo destino, anzi lo sta già subendo. E’ un concetto che ho già sostenuto in altri post, ma ora so di averne una maggiore consapevolezza. Il tempo dell’arte speculativa è finito, […]

  3. […] non è troppo tardi. Se prediamo coscienza dei nostri sbagli, come individui, come popolo e come umanità, possiamo rende… Siamo esseri umani, per quanto sembri assurdo è scientificamente provato che ogni cervello umano […]

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