Diario di viaggio: riflessioni su Arte e Mercato

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ARTE PER FARE ARTE

Una delle ragioni che mi hanno spinto a partire per questo viaggio sperimentale è la stanchezza verso il sistema economico fondato sul denaro. Non che abbia qualcosa di personale contro i soldi, trovo solo che non facciano troppo bene alla salute. Oltre al fatto che il suo possesso o mancanza divide le persone in classi, come caste indiane. Instilla nelle persone la paura è l’avidità. Soldi e potere sono spesso sinonimi nella mente delle persone. Il denaro è nato come strumento convenzionale per facilitare gli scambi, ma ormai il sistema che ruota intorno ad esso è totalmente sfuggito al nostro controllo. Esistono però realtà che stanno egregiamente con pochissime spese o addirittura senza denaro (vedi Mark Boyle, “L’uomo senza soldi”).

Cosa c’entra questo con l’arte: semplicemente il mondo dell’arte è fondato sul denaro, cosi come la politica, la religione, lo spettacolo e l’intera società. All’Accademia di Brera mi hanno insegnato tante cose sulla creatività dell’artista, sulle ricerche più ardite che hanno condotto l’arte di oggi alla libertà totale e alla possibilità addirittura di non produrre più oggetti. Poi, una volta finito gli studi, ho trovato un sistema che richiede ancora opere-prodotto da vendere, che siano distinguibili come un marchio, collezionisti e galleristi da blandire, esposizioni che sembrano mercati del pesce ( ma non apertamente perché si tratta di “eventi culturali”). Vivere della propria arte se lavori seriamente non è così facile, almeno finché qualcuno non si inventa un modo di inglobare il tuo lavoro nel mercato e trasformarti in prodotto. Così oggi vediamo l’orinatoio di Duchamp esposto come una scultura nei musei ( e lui si starà rivoltando nella tomba per questo), i quadri Futuristi e Dada incorniciato d’oro quando invece furono pensati senza cornice proprio per contrastare l’idea di quadro come “finestra” e trattarlo “oggetto” autonomo, Marina Abramovich che si espone come una diva, completamente assorbita dal mercato.

Non sono contrario al guadagnare denaro con l’arte, ma dobbiamo assolutamente separare il guadagno economico dalla pratica artistica e inventare nuove strutture che incentivino la cultura e la ricerca indipendenti da istituzioni e sponsor, i quali poi rischiano di interferire con il lavoro creativo. Il mercato, quando prende il sopravvento, svilisce l’arte e la cultura, devia la creatività trasformandola in moda e perverte l’unico campo della vita in cui le persone si possono davvero sentire libere di esternare ciò che sentono. Al centro del mercato c’è la circolazione di denaro, cui ogni cosa si inchina. Serve un’alternativa a questo sistema. Ultimamente mi sto rendendo conto che esistono tantissime realtà che fanno a meno del denaro, o che ne spendono poco, che recuperano gli antichi saperi artigianali e agricoli per una vita più sostenibile e naturale, fondano le relazioni e il lavoro non più sullo scambio di denaro ma su rapporti umani di qualità.

In questo viaggio ho provato sulla mia pelle questa realtà, scambiando poche ore di lavoro con vitto e alloggio, vivendo a contatto con la natura, recuperando il piacere di usare il mio corpo come mezzo per spostarmi. Ho riscoperto la natura come maestra, come insegnano i più grandi e riconosciuti artisti della storia. Penso che gli artisti di oggi che intendono fare una ricerca seria e intraprendere una strada indipendente dal sistema del mercato dovrebbero riscoprire l’artigianato, soprattutto le tecniche ormai perdute come la pratica di farsi i colori da se, e da lì ripartire non per un altro inutile “ritorno al”ordine”, ma per ritrovare la cura, la dedizione, l’importanza di avere un metodo, il gusto giocoso di creare qualcosa non per se stessi, ma tanto per farlo. Fare arte per fare arte. Che è ben diverso dall’ “art pour l’art”. Imparare nuovi mestieri, aguzzare l’ingegno. I grandi geni della storia sono sempre stati poliedrici, per seguire le loro orme bisogna tornare al loro approccio, mantenendo il contatto con la realtà di oggi. Seguire le orme di chi ha già percorso una strada simile alla nostra può sicuramente ispirare.

Io non ho soluzioni, sto solo cercando la mia strada e condivido con voi le mie riflessioni. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, le vostre esperienze, così da arricchirci reciprocamente.

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La via dell’arte, come la vita, si percorre da soli ma confrontandosi con gli altri.

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