Dal tramonto all’alba: verso la rinascita dell’arte

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Ieri ho letto un articolo davvero illuminante, l’intervista a Pierluigi Panza in cui il saggista e firma del Corriere della Sera descrive con semplicità disarmante la cruda realtà del sistema dell’arte. Da diverso tempo parlo criticamente di questo sistema, con il quale da artista mi sono scontrato ed ho verificato la mia incompatibilità con esso. Tuttavia in me, come in quasi tutti quelli che criticano lo status quo, c’è la silenziosa speranza che le cose si possano cambiare, che non sia tutto da buttare in fondo e che “il bene alla fine trionferà”. Non è così!

L’intervista a Panza spiega in parole molto semplici un fenomeno che vediamo essere diffuso ben al di là del mondo dell’arte, cioè la tendenza a costruire il valore di un prodotto tramite il consenso mediatico, indipendentemente dalla sua qualità intrinseca. Il prodotto in questione può essere qualsiasi cosa: un opera d’arte, un artista, un politico, un partito, la moda, un idea, uno stile di vita, una religione… tutto! Il valore non viene determinato dalla qualità reale ma dal consenso mediatico ottenibile tramite determinate operazioni di marketing e un buon impianto narrativo! Ecco perché va così di moda lo storytelling…

Un artista realizza un’opera. Viene vista. I critici, sulla base delle proprie conoscenze, così si fa dal Diciottesimo secolo, ne danno un giudizio. La somma dei giudizi dà valore all’opera. Questo è quanto dovrebbe accadere. Non accade più. Oggi si costruisce il consenso. Intorno a un artista viene mosso un sistema di forze finanziarie e mediatiche che imbastisce una grande narrazione per sostenerlo e portarlo al successo. Cioè per dargli visibilità. La quale consente, di lì a poco, di raccogliere potere economico.

Pierluigi Panza

Poi ci si chiede come mai il grande pubblico si è allontanato dall’arte. Semplice: l’arte non ha niente da dire, è diventata mera speculazione finanziaria… Le opere non parlano nemmeno a quelli che le comprano, sono solo oggetti dotati di valore economico. Chi acquista vede numeri, non opere, vede grafici con il valore economico che sale o scende.

Il sospetto ormai è una certezza: siamo circondati ora più che mai da una grande finzione, in cui non conta la realtà, i fatti, ma tutto è edulcorato, alterato, colorato per essere digeribile da un pubblico sempre più vasto e stupido. Basta guardarsi intorno. Viviamo in un sistema che è andato oltre il capitalismo, ogni aspetto della vita viene inesorabilmente piegato agli interessi economici di una ristretta élite di individui e il sistema sociale è strutturato per garantire a quegli individui di mantenere e aumentare la loro ricchezza. I grandi finanzieri, i signori delle multinazionali, grazie a banche e governi, manipolano i consumi delle masse e muovono grandi somme di denaro, speculando con il solo scopo di possedere più denaro. Non importa come, basta essere in attivo. Non importa se per fabbricare le scarpe Nike devo sfruttare il lavoro minorile in Asia, se per coltivare la soia e il riso devo comprare terreno coltivabile in Africa sottraendolo alle popolazioni locali che muoiono di fame, o se per salvare la banca dei miei amici e parenti devo fare un decreto ad hoc ignorando tutte le persone che da quella stessa banca sono state truffate. E’ il sistema bellezza!

L’arte non sfugge a questa triste realtà, anzi, ne è la più grande rappresentazione. Paradossalmente, il sistema dell’arte contemporanea è l’opera d’arte più potente, perché è lo specchio di un mondo malato e destinato ad un tragico declino:

Tutto questo lo definisco “biologismo estetico”, un mare di contenuti che penetrano pervasivamente nel mondo degli osservatori attraverso tv, riviste, social network. A Madonna piace quello, ad Abramovich piace quell’altro […]. Il consenso è questo, un moto browniano delle opinioni, financo contrastanti, purché indirizzate sullo stesso oggetto.

Pierluigi Panza

La domanda sorge spontanea: e mo’ che facciamo?!

Una luce in fondo al tunnel c’è. L’errore che facciamo tutti spesso è guardare la situazione presente e credere che non possano esserci alternative, o vedere ogni alternativa come utopica perché ancora non realizzata. La realtà storica è che questo sistema di cose esiste da molto poco tempo, nel corso dei secoli si sono susseguiti numerosi modelli socio-economici che hanno retto benissimo e hanno generato prosperità. Ogni sistema si basa su paradigmi specifici, concetti fondamentali su cui si costruisce ogni ragionamento e ogni “regola del gioco”. Se il paradigma attuale è “senza denaro non si può vivere” e stiamo constatando che provoca povertà e sofferenza, allora è nostro dovere cambiare paradigma. Come? Molti lo stanno facendo: c’è chi parla di Decrescita Felice, Bio-economia, Condivisione, Collaborazione, Baratto, Eco-sostenibilità, etc. Le alternative ci sono, bisogna solo cominciare a praticarle. I sistemi marci non si cambiano, si abbandonano per sistemi migliori.

Parlando di arte, la risposta a mio avviso è semplice: smettiamola di dialogare con il sistema attuale, che non porta a nulla ed è chiuso ermeticamente all’arte di qualità, e creiamone uno nuovo fondato sulla realtà. Se per l’attuale sistema il valore di un artista è dato dal consenso mediatico che riscuote, allora per il nuovo sistema il suo valore dovrà tornare ad essere determinato dalla qualità tecnica, dalla potenza espressiva, dalla consistenza culturale della ricerca. Non dimentichiamoci che l’arte visiva è nata nell’artigianato. Grandi artisti hanno impiegato secoli di dure battaglie per emanciparsi dall’artigianato ed essere riconosciuti dal mondo come intellettuali e non solo come bottegai. Ormai però l’arte si è così scissa dalla perizia tecnica che è entrata nel totale vuoto di senso e di creatività. Non credo fosse questo che Michelangelo e Leonardo speravano.

Non pretendo di sapere come andranno le cose né come debbano andare, ma visto il generale ritorno dei giovani laureati all’agricoltura e all’artigianato, mi sento di affermare che anche l’arte seguirà questo destino, anzi lo sta già subendo. E’ un concetto che ho già sostenuto in altri post, ma ora so di averne una maggiore consapevolezza. Il tempo dell’arte speculativa è finito, è l’ora di riabilitare tutti quegli aspetti che l’arte moderna e contemporanea hanno distrutto per emanciparsi (abilità tecnica, regole, artigianalità, funzionalità) senza tuttavia rinunciare alle proprie conquiste (libertà espressiva, libertà tecnica, indipendenza creativa).

L’artista del futuro è un artigiano con una solida base culturale, che pratica una o più tecniche, cercando di personalizzarle, perfezionarle, innovarle, lavorando per la committenza (popolare e non solo d’élite) e nel contempo impegnato nella ricerca e nel dibattito culturale. Questo artista ha una rete di contatti con i suoi colleghi, non disdegna le collaborazioni e spesso le cerca, si mantiene informato sul lavoro degli altri, frequenta mostre ed eventi culturali e ne organizza a sua volta. Magari ha un blog, insegna e/o si impegna nel sociale. La sua arte si nutre di vita e a sua volta restituisce nutrimento, come il seme che sboccia nutrendosi dalla terra per poi restituirle i suoi frutti maturi.

E’ una bella visione ed un obiettivo ambizioso, almeno per quanto mi riguarda. Chi condivide questa mia visione lavori per realizzarla, perché il cambiamento non avviene da solo, ma grazie al lavoro dei pionieri.

“Niente è più potente di un’idea di cui è giunta l’ora”

Victor Hugo

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4 Responses

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    Massimo Angotti
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    E’ una buona riflessione per realizzare delle opere alte.
    Abbraccio e auguri per uno splendido 2016

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    Antonella Avataneo
    | Rispondi

    Buon giorno, sono alcuni anni che lavoro in questo senso ed è sempre più dura! In realtà il denaro ha una potenza straordinaria, puo’comprare critici, giornali, galleristi, puo’volutamente ignorare bello, arte e cultura, ma è meno potente del tempo e della storia, che sono gli unici giudici finali e seri, verra’il tempo in cui questo mondo alla rovescia in totale declino e decadenza sarà giudicato senza i veli del potere e del denaro, noi artisti attuali non lo vedremo e ciò mi spiace, ma sono sicura che succederà. ?..è sempre stato così, solo peccato vivevre in questi tempi per un artista vero, condivido tutto ciò che ho letto, mi piacerebbe rimanere in contatto, anche se ho poco tempo a disposizione, ciao, grazie apresto.Antonella

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      Eric De Paoli
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      Grazie del commento! 🙂
      Tempo e storia sicuramente giudicheranno. Però sono convinto che qualcosa si possa fare anche adesso da vivi. Non ho la ricetta, sto cercando la mia. Forse però la chiave sta nel ritrovare contatto con la realtà, restituire parametri oggettivi all’arte e alla sua valutazione, inserirsi in settori nei quali il lavoro artistico è ancora utile e apprezzato (illustrazione, artigianato, etc.), etc.
      La ricerca artistica può trovare mille sbocchi, poi dipende dagli obiettivi di ciascuno.
      Rimaniamo sicuramente in contatto.
      A presto.

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